Federico II, il grande Imperatore, protettore delle lettere e autore di celebri trattati, non amava la carta. Rinnovando un'ordinanza emanata un secolo prima (1145) da re Ruggero ne vietò l'uso nei documenti del regno di Sicilia: come il suo lontano predecessore, non considerava la carta sufficientemente solida e duratura. E se non era buona per gli atti di notai e scrivani, tanto meno poteva esserlo per affidarvi quei capolavori di letteratura che fiorivano alla sua corte. Eppure in Sicilia la carta era conosciuta da circa due secoli, portatavi dagli arabi che ne avevano carpito il segreto ai cinesi Nell'Archivio di Stato di Palermo si conserva un documento redatto su carta nel 1102, in greco ed arabo, concernente le saline di Castrogiovanni.
Nonostante la sfiducia dei due grandi regnanti, prima che il secolo del divieto imperiale (1231) finisse, vi erano cartiere in ogni parte d'Italia: dalle falde dell'Etna a Cividale del Friuli.
Penetrando dalla Sicilia e dalla Spagna la produzione e l’uso della carta si diffuse in tutta Europa sostituendo sempre più il papiro e la pergamena. Ma non era che un lungo avvento, la pienezza dei tempi sarebbe arrivata con le prime xilografie e con la stampa a caratteri mobili. E’ in quel momento che essa diventa, ed è tuttora, il "supporto del pensiero".

Se abbiamo sottolineato il ruolo che la Sicilia, ha avuto nell’introduzione della carta in Europa è perché ancora oggi proprio dalla Sicilia arriva, quasi una millenaria continuità, una dalle carte che IL FOGLIO rappresenta e distribuisce unitamente alle più rinomate filigrane di ogni parte Europa una carta, la siciliana, legata dall’acqua dell’Alcantara, il fiume in cui si dissolvono i profondi umori dell’Etna evocando antichi miti.
Da ben oltre un secolo la carta è un prodotto industriale, i fogli sono diventati enormi rotoli pronti a scorrere tra i rulli di colossali macchine sempre più veloci. Al cotone, agli stracci si è da tempo sostituita la pasta di legno. Un fatto esteticamente e qualitativamente non proprio positivo che ha comunque aumentato la produzione e diminuito i costi consentendo la maggiore diffusione, attraverso la stampa, della cultura.
Non è dunque per assurda contrapposizione o per melensa nostalgia che parliamo di carte artigianali realizzate con processi manuali e componenti naturali. Ma perché convinti che anche se non serviranno mai per la stampa di un bestseller, queste carte restano il migliore, e potremmo dire naturale, supporto dell’opera d’arte.
Fogli, in cui si percepisce l’opera, la passione dell’uomo, che fanno riecheggiare alla mente le parole di Paul Valery: “Sul magico specchio della bianca distesa, l'anima vede davanti a sé il luogo dei miracoli che si possono far nascere con delle linee e dei disegni.”
IL FOGLIO, un'azienda giovane che della carta ha fatto la propria insegna, pone nella ricerca di questo prezioso manufatto il suo massimo impegno estendendo l’attenzione a quanto si produce artigianalmente nei più lontani paesi dell’Asia e dell’America Non ignora in questo suo impegno che per la diffusione del pensiero e delle immagini grandi novità: video, compacts, computers, satelliti, fibre ottiche, possono soppiantare il primato del foglio di carta. Scritti e immagini circoleranno avendo la consistenza dell’ombra su un supporto effimero di luce evanescente. E’ il progresso e a nulla possono valere editti imperiali o recriminazioni nostalgiche. Anche se a noi oggi può sembrare un incubo ci guarderemo bene dal demonizzare il progresso confortati comunque dalla convinzione che ci sarà sempre un’immagine, un pensiero che non rinuncerà ad essere presentato su un foglio di carta formata con i frutti della natura e plasmata dalla mano dell’uomo.
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