Artisti
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 Per gli artisti che hanno nella stampa uno dei propri mezzi espressivi quello attuale è un momento particolarmente
interessante. Alle quattrocentesche tavolette di legno intagliate, ai rami incisi a bulino o
acquaforte, alle pietre disegnate -tecniche ognuna con propria espressività e ricca di varianti- altre se ne
aggiungono suggerite dalle più moderne tecnologie. Non solo la fotografia, da tempo accolta come linguaggio
creativo, ma i procedimenti digitali elettronici si affermano con piena “dignità” di stampa originale.
Nessuna facilitazione vi è per l'artista in questa proliferazione di mezzi. Al suo talento alla sua sensibilità
si impongono anzi maggiori responsabilità e consapevolezza nella scelta del mezzo più adatto a ciò che vuol
rappresentare. Scelta tutt'altro che indifferente. Non direbbero sicuramente le stesse cose le xilografie di
Viani se realizzate in litografia o le acqueforti di Morandi se incise a bulino.
Non è fuori luogo questa premessa venendo a parlare di Tano Santoro, artista per il quale l'incisione ad
acquaforte non è una scelta occasionale.
Nel suo curriculum si dichiara, per l'incisione, allievo di Tono Zancanaro. Veneto il maestro, siciliano l'allievo,
i due artisti s'incontrano a Capo d'Orlando, la cittadina messinese -per anni centro d'arte non solo
isolana- dove Zancanaro vagava alla ricerca di una mitica, acerba bellezza greca.
Ed è significativo che neppure nei fogli giovanili di Tano vi sia una qualche concessione al descrittivo ed
all’episodico a testimonianza di una ricerca vissuta in piena autonomia.
Tornando all'iniziale premessa, nelle stampe di Santoro si coglie prontamente la conoscenza del mezzo e
la consapevolezza della scelta. Nell'acquaforte ha individuato la giusta lingua e tra i suoi tanti accenti ne ha
accentuato uno tutto proprio.
Scorrendo il catalogo dell'opera incisa di Tano Santoro è evidente un'esaltazione del segno come fatto
espressivo in sé, sempre meno condizionato alla funzione descrittiva. Non c'è nelle sue incisioni, come nella
pittura, nessun annuncio di distacco dalla realtà, ma un modo più penetrante di guardare. Una visione che
l'artista fissa e trasmette nelle più recenti incisioni: tre fogli qui riuniti in una cartella. Evidenti in queste tre
acqueforti i richiami ai temi della sua pittura senza esserne né studi preparatori o tanto meno ulteriori traduzioni.
L'inquietudine, l'essenzialità dei segni porta a cogliere in queste immagini la segreta drammaticità di resti
di una violenza, la memoria di un grande affresco sfregiato, abraso. Segni in cui sopravvive la speranza di
liberazione da ogni individualismo alienante e da ogni fanatismo aggressivo.
Franco Sciardelli
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presentazione
Note bibliografiche galleria
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